Verso la guerra delle tariffe per lo smaltimento dei rifiuti. 47 Comuni della provincia sono pronti allo scontro con la Regione dopo il provvedimento che li obbliga a conferire i residui indifferenziati negli impianti di trattamento di Coldianu e Scala Erre. Un atto dovuto per l'adeguamento alle normative ambientali, ma che non fa distinzioni tra comuni virtuosi e inadempienti. E scatena la protesta dei sindaci. Che a pochi giorni dalla scadenza delle prime bollette avvertono: «Denunciateci al Tar, ma noi non pagheremo le nuove tariffe». La novità introdotta dal gennaio 2010 ha fatto schizzare il costo del conferimento da 65 a 95 euro circa a tonnellata per gli indifferenziati e ha stravolto i piani di decine di comuni, dal Logudoro, al Goceano, al Meilogu. «Non chiediamo favori, ma solo il rispetto dei nostri diritti - spiega Antonio Orani, sindaco di Ittiri, uno dei portavoce della protesta -.
Abbiamo fatto degli sforzi enormi per avviare la raccolta differenziata; abbiamo fatto investimenti, ci siamo uniti ad altri comuni per abbattere i costi e migliorare l'efficienza del servizio e adesso viene tutto vanificato facendo ricadere su di noi le responsabilità delle amministrazioni inadempienti. Non ci stiamo proprio, non è giusto». La questione è esplosa all'inizio di quest'anno, quando la Regione, dopo una serie di proroghe, si è dovuta adeguare al decreto che imponeva il divieto di conferire in discarica i rifiuti non trattati. Una doccia fredda per i comuni coinvolti che si sono riuniti davanti al commissario liquidatore del Consorzio di Chilivani il 29 dicembre, tre giorni prima dell'avvio del nuovo regime. Il Consorzio, infatti, è proprietario dell'impianto di Coldianu in grado di trattare i rifiuti secondo legge e che ha rivisto le tariffe al rialzo. Gli enti locali hanno, però, rifiutato la proposta di convenzione e chiesto un incontro con l'assessore regionale a Cagliari. «Ma finora non c'è stato niente di nuovo, a parte le rassicurazioni». C'è di più. La questione, infatti, «chiama in causa tutta la provincia di Sassari», come ha lamentato il sindaco di Ittiri, perché è al suo territorio che si fa riferimento per il rispetto dei parametri ambientali. Secondo i dati dell'Agenzia regionale per l'ambiente «l'obiettivo di riduzione dei biodegradabili in discarica è stato conseguito solamente dai territori di Cagliari, Villacidro-Sanluri, Oristano, Nuoro e Ogliastra». Perciò, vedendo superata la soglia dei 173 chili annui per abitante, la Regione si è vista costretta a dare nuovi indirizzi con conseguente aumento dei prezzi per tutti, sia quelli che fanno la differenziata, sia i "fannulloni". Ma i "dissidenti" non ci stanno. «Chiediamo che i comuni che fanno già la raccolta differenziata "spinta", con percentuali intorno al 70 per cento, siano autorizzati a conferire direttamente in discarica come è stato fatto finora e senza ulteriori costi - dice Giovanna Sanna, sindaco di Florinas e altra portavoce dello scontento dei sindaci -. Finché non si troverà una soluzione, noi continueremo a pagare la vecchia tariffa di 65 euro e sia chiaro che non pagheremo un centesimo di più». «La Regione si faccia carico dei meccanismi di compensazione per superare questa ingiustizia - gli fa eco Tonino Orani - perché non possiamo pagare per le colpe di comuni più grandi, che non riescono a rispettare i paramentri e con la loro popolazione influiscono negativamente sui risultati del territorio di riferimento».
la Nuova Sardegna - 18 febbraio 2010 - Alessandro Tedde
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