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Sindaci del Sassarese alla guerra dei rifiuti

19 Febbraio 2010

Verso la guerra delle tariffe per lo smaltimento dei rifiuti. 47 Comuni della provincia sono pronti allo scontro con la Regione dopo il provvedimento che li obbliga a conferire i residui indifferenziati negli impianti di trattamento di Coldianu e Scala Erre. Un atto dovuto per l'adeguamento alle normative ambientali, ma che non fa distinzioni tra comuni virtuosi e inadempienti. E scatena la protesta dei sindaci. Che a pochi giorni dalla scadenza delle prime bollette avvertono: «Denunciateci al Tar, ma noi non pagheremo le nuove tariffe». La novità introdotta dal gennaio 2010 ha fatto schizzare il costo del conferimento da 65 a 95 euro circa a tonnellata per gli indifferenziati e ha stravolto i piani di decine di comuni, dal Logudoro, al Goceano, al Meilogu. «Non chiediamo favori, ma solo il rispetto dei nostri diritti - spiega Antonio Orani, sindaco di Ittiri, uno dei portavoce della protesta -.

Sindaci del Sassarese alla guerra dei rifiuti

Abbiamo fatto degli sforzi enormi per avviare la raccolta differenziata; abbiamo fatto investimenti, ci siamo uniti ad altri comuni per abbattere i costi e migliorare l'efficienza del servizio e adesso viene tutto vanificato facendo ricadere su di noi le responsabilità delle amministrazioni inadempienti. Non ci stiamo proprio, non è giusto». La questione è esplosa all'inizio di quest'anno, quando la Regione, dopo una serie di proroghe, si è dovuta adeguare al decreto che imponeva il divieto di conferire in discarica i rifiuti non trattati. Una doccia fredda per i comuni coinvolti che si sono riuniti davanti al commissario liquidatore del Consorzio di Chilivani il 29 dicembre, tre giorni prima dell'avvio del nuovo regime. Il Consorzio, infatti, è proprietario dell'impianto di Coldianu in grado di trattare i rifiuti secondo legge e che ha rivisto le tariffe al rialzo. Gli enti locali hanno, però, rifiutato la proposta di convenzione e chiesto un incontro con l'assessore regionale a Cagliari. «Ma finora non c'è stato niente di nuovo, a parte le rassicurazioni». C'è di più. La questione, infatti, «chiama in causa tutta la provincia di Sassari», come ha lamentato il sindaco di Ittiri, perché è al suo territorio che si fa riferimento per il rispetto dei parametri ambientali. Secondo i dati dell'Agenzia regionale per l'ambiente «l'obiettivo di riduzione dei biodegradabili in discarica è stato conseguito solamente dai territori di Cagliari, Villacidro-Sanluri, Oristano, Nuoro e Ogliastra». Perciò, vedendo superata la soglia dei 173 chili annui per abitante, la Regione si è vista costretta a dare nuovi indirizzi con conseguente aumento dei prezzi per tutti, sia quelli che fanno la differenziata, sia i "fannulloni". Ma i "dissidenti" non ci stanno. «Chiediamo che i comuni che fanno già la raccolta differenziata "spinta", con percentuali intorno al 70 per cento, siano autorizzati a conferire direttamente in discarica come è stato fatto finora e senza ulteriori costi - dice Giovanna Sanna, sindaco di Florinas e altra portavoce dello scontento dei sindaci -. Finché non si troverà una soluzione, noi continueremo a pagare la vecchia tariffa di 65 euro e sia chiaro che non pagheremo un centesimo di più». «La Regione si faccia carico dei meccanismi di compensazione per superare questa ingiustizia - gli fa eco Tonino Orani - perché non possiamo pagare per le colpe di comuni più grandi, che non riescono a rispettare i paramentri e con la loro popolazione influiscono negativamente sui risultati del territorio di riferimento».
la Nuova Sardegna - 18 febbraio 2010 - Alessandro Tedde

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