Grosso centro agricolo di circa 9000 abitanti e antica città del Logudoro, nota per le attività legate alla lavorazione della pietra e all’ artigianato tessile e del ricamo. Nel suo ricco territorio possiamo ammirare la chiesa romanica di nostra Signora di Coros, costruita dai Cistercensi nel XIIIsec. e gli imponenti resti dell’Abbazia di nostra Signora di Paulis. Nel centro abitato si trovano la parrocchia di S. Pietro, con facciata neoclassica e alcuni esempi di edilizia civile del secolo scorso. L’area intorno alla quale è sorto l’abitato di Ittiri, è sempre stata interessata dalla presenza dell’uomo anche se non si hanno notizie certe. Infatti non esiste uno studio sistematico delle pur numerose testimonianze risalenti alle diverse culture preistoriche, presenti nel territorio. Sono pervenute sino ai nostri giorni reperti che testimoniano numerosi insediamenti umani Si hanno resti di “domus de janas” alcune delle quali site in località “Musellos” e “Occhila”; di “dolmens” siti in località “Baddijos” e in località “Runana”; di ipogei con prospetto architettonico in località “Sa Figu” e in località “San Leonardo”.
I ritrovamenti di alcune celle funerarie e di un luogo di culto nella zona di Santa (V)Ittoria, confermano la presenza dell’uomo in un territorio che, evidentemente, aveva offerto sin da epoca remota, possibilità di utilizzare e sfruttare terreni fertili, ricchi di acque, collocati in una zona dal clima mite. Nel territorio sono presenti, circa 48 Nuraghi di cui 10 di tipo complesso. Un altro reperto di non minore importanza è rappresentato da un bronzetto proveniente dal territorio di Ittiri, ma rinvenuto in località sconosciuta. Il bronzetto, unico nel suo genere, è riconducibile all’età nuragica; semmai torna strano che nella Ittiri preistorica siano stati rinvenuti pochi reperti di età nuragica, considerato il rilevante numero di nuraghi esistenti nel territorio.
La denominazione di "Ittir" figura nel condaghe di San Pietro in Silki (nella scheda n. 400) si tratta di una spartizione di servi fra Comita de Serra Pirella, rappresentante di donna Teodora abatessa di Silki e donna Comita de Serra d’Ithir. Nella scheda n. 437 Pietro d’Ispata preiteru de Ithir e testimone, richiama alla memoria il testamento rilasciato da donna Comita de Gunale al momento della morte. Già intorno al 1200 esisteva una villa denominata Ithir i cui abitanti erano riusciti a comporre una somma di interessi di lavoro sia con l’abbazia di San Pietro in Silki con l’abbazia di S. Maria di Paulis della quale non sono pervenuti altri documenti significati tranne il Sigillo (adottato in seguito come elemento significativo dello stemma del Comune di Ittiri). In questo periodo, sono presenti in Sardegna i monaci provenienti dalla penisola, giunti intorno alla metà del XII secolo; Chiamati dai Pisani e dai Genovesi. Essi costruivano chiese e abbazie, ma anche piccoli monasteri solitari, costituiti in genere da una chiesetta, con varie celle, con accanto qualche altra costruzione edificata per la custodia attrezzi e granaglie. Successivamente tra il 1240 ed il 1260 venne costruita la chiesa di S. Maria di Coros che si ritiene essere un romitorio.
Quando la Sardegna era divisa in quattro giudicati, la Curatoria di Coros, era un distretto territoriale del Giudicato di Torres. Contava oltre venti ville e nella sua massima espansione occupava la regione compresa tra la valle di Giunchi e la zona di Cuga.
Altre fonti ricordano che quando gli Aragonesi iniziarono la conquista della Sardegna, la curatoria di Coros aveva al suo attivo 24 ville più un Monastero Benedettino. Molte di queste chiese campestri rappresentano gli unici resti dei villaggi medioevali scomparsi. Come abbiamo visto Ittiri offre grazie al proprio contesto storico e paesistico un ampio recupero della cultura e della tradizione, che garantirebbe una valida possibilità di sviluppo turistico ed economico.